
Sembrerebbe impossibile che l'acqua ed il fuoco si possano alleare per combinare disastri, ma non è così purtroppo e ora cercherò di spiegare il perchè. La macchia mediterranea, come il bosco, è composta da diverse essenze vegetali, ognuna con la sua "specializzazione"ed apparato radicale. Vi sono piante d'alto fusto, come il castagno, le querce o i Pini; piante più piccole come il corbezzolo, le eriche ed il lentisco; poi a terra molte erbe e cespugli ancor più piccoli, fino ai muschi e likeni. Abbiamo quindi radici di tipo fittonanti, profonde e robuste ed altre fascicolate, numerose e fitte. tutte queste radici, "legano" il terreno come una rete evitando gli smottamenti a valle. La parte aerea impedisce all'acqua di prendere velocità, e con le loro foglie cadute e decomposte, formano uno strato di terra morbida, ideale per la crescita di nuove piante. Con il passaggio del fuoco, tutto questo delicato sistema viene distrutto, e con le successive piogge, accadranno inevitabilmente dei disastri. La terra non è più trattenuta dalle radici e quindi facilmente si avranno delle frane; i rami secchi o addirittura interi alberi, verranno sradicati dalla forza delle acque e andranno a fermarsi a ridosso di ponti o restringimenti. Questo è successo al torrente Fereggiano (Ge) ed ha provocato la morte di sei persone, ma è successo e succederà in altri posti, per lo stesso motivo.
Se vogliamo evitare molte alluvioni, dobbiamo partire a monte. Basta cementificazione, tutela e ripristino delle colture montane, incentivazione al ritorno alle campagne. utilizzo razionale del bosco e sua cura, rimboschimento con essenze idonee, pulizia dei sentieri, prevenzione antincendio, ma sopra a tutto, una cultura della natura ad iniziare dalla più giovane età.
Purtroppo con una mentalità tipica italiana, si aspetta il disastro per intervenire. Si aspetta l'incendio per sperperare soldi, si aspetta il morto per ripulire l'alveo di un fiume già straripato. Se questa mentalità non cambia, aspettiamoci altri disastri.
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